Come e perchè è nato “DONNE”

In primo piano

Voglio raccontarvi com’è nata l’idea di “Donne”, il libro che ho dedicato a “C.A.O.S” il Centro ascolto donne Operate al Seno.

E’ trascorso qualche anno ormai. Il testo completo è stato un lavoro “ritagliato”, nel senso che l’ho completato a spezzoni. Ogni volta che, tra un libro letto e uno scritto, mi veniva in mente la storia di una donna, la scrivevo. Donne che ho conosciuto, donne che ho trovato sui giornali  tra i casi di cronaca, donne di cui avevo sentito parlare. A un certo punto le storie erano diventate tante e ognuna aveva la sua importanza. Dovevo decidere quando smettere, quando “chiudere il cerchio” e ho usato un trucco per obbligarmi alla parola “fine”. Le ho chiamate con nomi dalla A alla Z.

Da Anna a Zara, passando per Loredana, Caterina, Floriana, Beatrice, Queen, Ursula e tante altre.

Alla fine avevo raggiunto il mio obbiettivo. 21 donne che raccontavano se stesse e davano la giusta idea dell’essere DONNA

Ma non lo avrei pubblicato. Perchè? direte voi. Non lo so, ma volevo tenerlo per me. In effetti c’è anche molto di me in quelle donne e, forse, di tutte noi.

Poi ci ho pensato. Ho deciso che lo avrei usato per un progetto in cui credere davvero e quel progetto era C.A.O.S. Conosco la Presidente Adele Patrini da tanti anni e so cosa la sua associazione fa per tutte le donne colpite dal male, anche concretamente, e così l’ho chiamata.

Le ho parlato del libro e della mia idea di regalarlo all’associazione. Uno strumento per sensibilizzare le donne e i loro familiari. Io non so fare quello che fa Adele, ma nel mio piccolo volevo esserci, sostenerla.

Lei lo ha letto e si è dimostrata entusiasta.

Così, Raffaella Bossi, con la sua casa editrice “Il vento antico” , è partita con noi per questo viaggio magnifico che ci sta portando lontano. Lontano, ma nella giusta direzione. Il libro è diventato un concreto aiuto per le donne operate al seno e non solo, un modo di affrontare la propria femminilità con la discussione di ogni vita raccontata.

Ogni volta che lo presento, mi raccomando che ogni donna alle vite delle mie protagoniste aggiunga la sua, non meno importante, perchè

OGNI DONNA E’ TANTE DONNE

OGNI DONNA E’ UNICA.

L’emozione, l’onore, il ringraziamento continuo ad Adele e Raffaella, mi riempiono l’anima. Sono fiera di essere stata utile, fiera di accogliere le tante persone che ci accompagnano in questo magnifico itinerario, presentazione dopo presentazione. Orgogliosa delle parole di Adele che riesce a trasmettere il suo impegno, la sua devozione, sempre con il sorriso sulle labbra. Orgogliosa di Raffaella che ha creduto in noi e che ogni volta si emoziona davanti al pubblico numeroso e interessato.

Che dire di più? Niente, il video parla da solo.  Guardatelo e ascoltatelo, non ve ne pentirete.

Naturalmente, ma non servirebbe dirlo, tutti gli incassi della vendita del libro sono esclusivamente per C.A.O.S.

La cultura della beneficenza Ci troviamo a Mozzate per una serata speciale!Vivila con NOI ! Musica, letteratura e…#LeCuriose

Pubblicato da Le Curiose su sabato 19 maggio 2018

Intervista!

PATRIZIA EMILITRI, UN SOGNO REALIZZATO, SCRIVERE

 

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Patrizia Emilitri è nata a Tradate (Va) nel 1962. Abita a Vedano Olona con il marito, due figli e tre cani.

È un’appassionata lettrice di ogni genere letterario e anni fa ha deciso di usare la sua fantasia e imparare a scrivere, frequentando molti corsi per imparare a correggere e riscrivere i suoi testi.

Ha partecipato a molti concorsi letterari con grande soddisfazione, ricevendo anche numerosi premi.

Dopo aver vinto il “Premio Chiara inediti”, ha iniziato la sua attività di scrittrice.

Per Macchione editore ha pubblicato “La volta del Bricolla”, “Il testamento della maestra Elma”, “L’amore è morto”, “Tea”. Per il Vento antico editore è uscito il romanzo breve “Via Venanzio Martini, 2”.

Per Sperling&Kupfer ha pubblicato “La carezza leggera delle primule”, “Come se l’amore potesse bastare” e il nuovissimo “La bambina che trovava le cose perdute”.

Con Raffaella Bossi e Lilli Luini, scrittrici, ha fondato il gruppo culturale “Le Curiose”che si occupa di organizzare eventi letterari e presentazioni con autori.

Collabora con “Il Vento Antico editore” come curatore editoriale.

Ha tenuto corsi di scrittura presso “La tana delle costruzioni” di Vedano Olona.

Il suo nome è apparso su numerosi quotidiani, riviste, radio ed emittenti televisive.

Il suo sito internet è: www.patriziaemilitri.it

Ho avuto il piacere di poterle rivolgere alcune domande.

 Come definirebbe Patrizia Emilitri?

 Una persona molto attiva e molto curiosa cui piace imparare.

In che modo si è avvicinata all’affascinante mondo dell’arte dello scrivere?

Sono sempre stata innamorata della parola scritta. Ho avuto la fortuna di crescere in una casa dove i libri avevano un posto d’onore e noi (io e mio fratello) li avevamo sempre a disposizione. Mio padre, a 91 anni, è ancora un lettore accanito e legge tutto ciò che scrivo. Poi, a quindici anni ho letto “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee e l’innamoramento è diventato passione. Ho deciso allora che avrei provato a scrivere anch’io una storia così bella. Forse non ci riuscirò mai, ma continuo a provarci.

La vita mi ha portato a essere moglie e madre e ragioniera, così, ho dovuto accantonare questa passione che ho ripreso una decina di anni fa. Sono tornata a studiare grammatica e tecnica di scrittura. Mi sono preparata e ci ho provato. Ci sono riuscita. “La bambina che trovava le cose perdute” è la mia decima pubblicazione e posso essere orgogliosa di me. Continuo a leggere e studiare.

Ha avuto il sostegno della sua famiglia nella sua decisione di diventare una scrittrice a tempo pieno?

La mia famiglia, come dicevo prima, a partire da mio padre, mi ha sempre sostenuta. I figli sono cresciuti e hanno preso la loro strada. Mia figlia Martina è un medico e mio figlio Lorenzo un tecnico industriale. Ho potuto decidere di rallentare la mia attività di contabile e concentrarmi su ciò che volevo fare. Sono tutti fieri di me e leggono tutto ciò che scrivo.

C’è un aneddoto legato alla stesura dei suoi libri che ricorda con affetto?

Con affetto magari no, ma ora con un sorriso sì. Avevo terminato la prima stesura di “Come se l’amore potesse bastare”, stupidamente, data la mia poca abilità con la tecnologia, avevo salvato il lavoro solo sul computer. Che a un certo punto si è rotto. Il testo era andato, sparito. Allora, con fatica, l’ho riscritto e stampato, per sicurezza. Era ancora salvato sul computer (nuovo). Una notte di gennaio del 2015 i ladri hanno pensato bene di farmi visita e hanno rubato, oltre a tante altre cose, il computer. Il testo era andato, un’altra volta. Ho ripreso la bozza stampata e riscritto di nuovo (altro computer nuovo). Adesso ho un allarme che mi difende e salvo sempre tutto su memoria esterna. Ho imparato la lezione.

Nel suo primo romanzo “La carezza leggera delle primule”, il tema di un mondo perduto contadino s’intreccia con una storia di realismo magico, come mai questa strana scelta?

“La carezza leggera delle primule” è il mio quarto romanzo e avevo voglia di scrivere qualcosa che mischiasse magia e realtà che mi ha sempre affascinato, così come mi ha sempre affascinato la figura della strega. Abito poco lontano da una collina dove nel 1520 sono state brucite dalla Santa Inquisizione sette streghe. Cioè, sette donne innocenti che nulla avevano da scontare. (il territorio è quello di Venegono Superiore). Questa storia, insieme al mio gruppo culturale “Le curiose” l’abbiamo presentata al Castello di Masnago dove abbiamo organizzato per due anni il “Week end in giallo” e, grazie all’aiuto di amici attori, ho potuto rivivere davvero il processo e la sentenza. Mi sono emozionata e ho deciso che la strega sarebbe stata una protagonista di un romanzo. Poi ho trovato un quaderno di mio nonno sul quale lui stesso aveva trascritto – e chissà perché- delle ricette alchemiche che ho riprodotto fedelmente nel libro. La storia è venuta da sé.

In “Come se l’amore potesse bastare”, racconta la seconda guerra mondiale nella zona di Varese, che fu al centro di una situazione molto difficile.

Come ho detto, mio padre ha 91 anni. È nato a Varese e quindi il periodo della seconda guerra l’ha vissuto in prima persona con i suoi 12 fratelli. Mia nonna per un paio di anni si è ritrovata sola con i suoi figli dopo la partenza del marito in cerca di lavoro e so ciò che ha vissuto. La quotidianità di una donna in periodi così difficili non è raccontata abbastanza nei libri. Sappiamo di donne partigiane, di crocerossine, di eroine, ma le vere eroine, senza togliere nulla alle donne coraggiose che hanno sfidato la morte, erano le tante donne rimaste a casa con i bambini e gli anziani da accudire. Assicurare un pasto e amore, dolcezza e carezze mentre scendevano le bombe e il cibo non bastava. I bombardamenti su Varese mio padre e la sua famiglia li hanno subiti, la loro casa è stata distrutta, hanno dovuto ricostruirsi tutti una vita, tra le difficoltà e la paura. Questo libro è un omaggio alle tante donne che, anche oggi, in questo periodo di crisi, riescono a mantenere la serenità familiare, a tenere unita una famiglia nel nome dell’amore.

Spesso nei suoi romanzi torna il tema del protagonista che fa una scelta, spesso drastica, che segnerà tutta la sua vita.

La vita è una scelta continua e ogni scelta segna la nostra vita. Sono le scelte che facciamo che condizionano la nostra esistenza, in positivo o in negativo. L’importante è sempre assumersene sempre la responsabilità ed essere fieri di se stessi. Le scelte sbagliate? Reagire e andare avanti. Le scelte giuste? Godersele.

In “La bambina che trovava le cose perdute” come ha avuto l’ispirazione per il personaggio di Noemi, la protagonista che cerca quello che si è perso?

Noemi non cerca le cose perse, le vede. Ha un dono. L’idea mi è venuta sentendo per l’ennesima volta la frase che potrebbe essere il sottotitolo del libro “Sant’Antonio dalla barba bianca fammi trovare quel che mi manca”, frase che si dice in ogni dialetto. Una preghiera conosciuta in tutta Italia. Ho immaginato una bambina nata con lo stesso potere. Qualcuno dice che c’era proprio Sant’Antonio accanto a lei alla nascita, qualcuno dice che mentre nasceva Noemi, nel cielo spiccavano due arcobaleni. È stato divertente scriverlo e ambientarlo in Trentino, territorio che conosco bene, dove vive mio padre, e omaggiare la montagna, il mio spazio della pace.

È mai stata al Battistero di Velate?

Ammetto di no. Nonostante abbia una zia che abita proprio in quella zona, non ci sono mai stata.

Ci andrò di sicuro.

Ha già qualche idea per il suo nuovo racconto o romanzo?

Sto scrivendo una storia divertente ambientata a Cittavola, il paese che ho creato per “Il testamento della maestra Elma”, nato all’ombra di un meraviglioso Monastero affacciato sul Lago Maggiore. Sono a buon punto.

Francesca Battistella, scrittrice, mi manda una recensione per “La bambina che trovava le cose perdute”, onorata!

Un piccolo grande capolavoro di amore, ironia, mistero e rocamboleschi intrecci l’ultimo libro di Patrizia Emilitri. Un borgo del Trentino, Vier, l’estate alle porte con l’arrivo dei turisti, una bella signora non più giovane, Noemi Rainer, e mille personaggi, descritti con parole vivide e sapienti, che le girano intorno. Un mistero da risolvere, un simpatico e affascinante Maresciallo e una congrega di donne e uomini chiacchieroni e un po’ pettegoli, ma così vivi e reali da risultare indimenticabili. Aveva ragione Italo Calvino quando diceva che chi conosce un piccolo paese conosce il mondo intero. Saggezza, compassione, intrighi passati e presenti rendono questo libro di una piacevolezza rara. Senza dimenticare alcune strepitose ricette locali da far venire l’acquolina in bocca. Gran bel lavoro Patrizia, gran bel leggere davvero!!! Grazie e buona lettura a tutti.😘😘😘🙏

Roberta Mazzoni mi onora con una sua recensione a “La bambina che trovava le cose perdute”.

Roberta Mazzoni

Penso a quanti talenti nascosti ci sono tra le pile di libri che affollano le librerie. Talenti che spesso rischiano di restare fuori dal cono di luce delle classifiche, ormai l’unico vero lancio capace di far incuriosire i distratti e super sollecitati lettori. Sono riemersa adesso dall’ultimo libro di Patrizia Emilitri, ‘La bambina che trovava le cose perdute’ (Sperling&Kupfer) con gratitudine, ammirazione e allegria. Non capita spesso di iniziare un libro e di non riuscire a staccarsene, aver voglia di tornare da lui come fosse un amico intelligente e sorprendente che ti prende per mano e ti porta nel suo mondo parallelo. Un mondo che, quando chiudi il libro, ti resta dentro, con i suoi abitanti così ben delineati, con la sua protagonista fiera e ferita allo stesso tempo. Con il suo ‘ dono ‘ così insolito e prezioso che la condanna alla solitudine ma che lei riesce a domare per non farsi divorare la vita.
È un giallo senza morti, ma che ti cattura fin dalla prima pagina. Una sapienza narrativa, una conoscenza dettagliata della natura, una scrittura ricca e semplice che ti stupisce e ti trascina pagina dopo pagina senza un momento di noia.
Ve lo consiglio. I veri narratori sanno creare un mondo che resta nella memoria come un’amicizia. Sono grata a chi scrive raccontando storie che non hanno paura dei sentimenti, della crescita interiore, della vita vera insomma. Senza cinismo, senza crudeltà gratuite, senza schiaffi in faccia. Grazie Patrizia. Il tuo piccolo Macondo Trentino è rimasto nel mio cuore.

La mia amica scrittrice ROSSANA GIROTTO “LA POETRICE” e il suo “EFFETTI PERSONALI”, le prime pagine sono la mia prefazione, onorata di aver detto la mia sui suoi splendidi racconti!