LA VOLTA DEL BRICOLLA

La Bricolla è “una sacca di iuta cucita grossolanamente, irrigidita dal cartone, con due bretelle per il trasporto, che può contenere fino a 35-40 kg di sigarette”.

Bricolla è anche il soprannome di Piero Viganò, uno spallone che per fame, prende la via della montagna verso il confine svizzero.

Negli anni della guerra, dai piccoli paesi del luinese sdraiati sulla sponda magra del Lago Maggiore, attraversavano non solo contrabbandieri carichi di riso e farina da scambiare con cacao, sale, tabacco e caffè, ma anche ladri, disertori, ebrei.

Nel 1945 la guerra finisce, ma non si conclude la storia del Bricolla, che vede nei soldi del contrabbando il modo più veloce per assicurarsi una nuova esistenza. Ma a pochi mesi dall’addio alla vita di sfrosatore, succede un fatto che cambia per sempre la sua vita.

Il destino si presenta con un “carico speciale” e lo costringe a dare l’addio al futuro da barista.

Alla soglia dei settant’anni, Piero rientra a Mogliasca, nella casa ristrutturata della sua famiglia d’origine e il passato da Bricolla torna a mostrarsi nell’ufficio del sindaco.

Non è solo la storia di un contrabbandiere, ma una vicenda umana intrisa di generosità e amore.

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IL TESTAMENTO DELLA MAESTRA ELMA

Cittavola è uno dei tanti paesi che guardano dall’alto il Lago Maggiore. La campana del monastero di Sant’Agostino scandisce le attività degli abitanti.

Niente sembra scalfirne la quotidianità sonnolenta, fino all’apertura del testamento di Fidelma Liparotti, la prima maestra del paese, davanti alla cui cattedra sono sfilate ben tre generazioni di cittavolesi.

La maestra lascia centinaia di migliaia di euro, divisi tra la parrocchia, dedicata a Maria Bambina, e il monastero, nel quale è cresciuta. Al Comune lascia la sua casa perché ne faccia la nuova biblioteca. Soldi in contanti andranno alla donna di servizio, alla fioraia e alla custode del cimitero.

Il tutto a una condizione.

Ed è questa che suscita curiosità, scetticismo e sgomento.

“Si dice…sembra che…forse…qualcuno pensa che…”.

Pettegolezzi, crisi di coscienza.

Una decisione difficile per il sindaco, il parroco e l’abate.

Il ritratto di un paese davanti a un evento inaspettato.

L’AMORE E’ MORTO

Roberto Bottinelli, brigadiere dell’Arma dei Carabinieri e il suo appuntato, Gaetano Jacovino pattugliano le strade in un’afosa mattinata di fine luglio. Una chiamata dalla centrale richiede il loro intervento. Una bambina è scomparsa da un supermercato situato lungo la strada provinciale varesina.

La bambina si chiama Matilda Adinolfi, età, sei mesi. Mamma Rossella è sconvolta, sua figlia era nel passeggino, con lei, c’era, era lì e poi, davanti al banco della salumeria si era accorta che non c’era più. La zia che le accompagna conferma che al supermercato sono arrivate insieme, sulla stessa auto, hanno messo la piccola nel passeggino e sono entrate.

La bambina quindi non è scomparsa, è stata rapita. Ma da chi? Quando? Perché?

Il direttore del negozio, appena udite le urla di Rossella ha bloccato le porte. Pochi secondi erano trascorsi, non abbastanza per riuscire a portare fuori Matilda.

Le stazioni della provincia sono allertate: perquisizioni, posti di blocco, interrogatori. Nessuno è risparmiato, tutti i presenti all’interno del negozio sono sospettabili: le loro vite e quelle dei loro familiari messe sotto la lente d’ingrandimento.

Sarà la capacità investigativa di Roberto, aiutato dalle sagge parole della gattara del paese a spiegare ogni cosa.

“L’unico modo per capire è guardare oltre lo sguardo, ascoltare oltre le parole” gli aveva detto la gattara e proprio oltre gli sguardi e le parole Roberto scoprirà la verità.