Roberta Mazzoni mi onora con una sua recensione a “La bambina che trovava le cose perdute”.

Roberta Mazzoni

Penso a quanti talenti nascosti ci sono tra le pile di libri che affollano le librerie. Talenti che spesso rischiano di restare fuori dal cono di luce delle classifiche, ormai l’unico vero lancio capace di far incuriosire i distratti e super sollecitati lettori. Sono riemersa adesso dall’ultimo libro di Patrizia Emilitri, ‘La bambina che trovava le cose perdute’ (Sperling&Kupfer) con gratitudine, ammirazione e allegria. Non capita spesso di iniziare un libro e di non riuscire a staccarsene, aver voglia di tornare da lui come fosse un amico intelligente e sorprendente che ti prende per mano e ti porta nel suo mondo parallelo. Un mondo che, quando chiudi il libro, ti resta dentro, con i suoi abitanti così ben delineati, con la sua protagonista fiera e ferita allo stesso tempo. Con il suo ‘ dono ‘ così insolito e prezioso che la condanna alla solitudine ma che lei riesce a domare per non farsi divorare la vita.
È un giallo senza morti, ma che ti cattura fin dalla prima pagina. Una sapienza narrativa, una conoscenza dettagliata della natura, una scrittura ricca e semplice che ti stupisce e ti trascina pagina dopo pagina senza un momento di noia.
Ve lo consiglio. I veri narratori sanno creare un mondo che resta nella memoria come un’amicizia. Sono grata a chi scrive raccontando storie che non hanno paura dei sentimenti, della crescita interiore, della vita vera insomma. Senza cinismo, senza crudeltà gratuite, senza schiaffi in faccia. Grazie Patrizia. Il tuo piccolo Macondo Trentino è rimasto nel mio cuore.

 

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